A cura della dott.ssa Maria Di Mauro. E’ vero, durante le vacanze ci si rilassa e magari si fa qualche strappo alla regola, rischiando di ritrovarsi di qui a settembre con addosso proprio quei chili che magari con tanta fatica avevamo perso prima delle ferie. Avvertiamo, sicuramente in questi giorni, un senso di pesantezza, affaticamento, cefalee frequenti, gonfiore addominale. Che fare dunque? Corriamo ai ripari e correggiamo il nostro stile di vita alimentare.

La prima cosa da fare è ridurre il carico tossinico accumulato modificando le nostre abitudini alimentari e mettendo in evidenza quei cibi che provocano in noi intolleranze e allergie alimentari.

Come prima cosa individuiamo quei cibi che in noi innescano intolleranza alimentare, li rileviamo attraverso idonei test (vedi articolo precedente sulle intolleranze), apportiamo dei cambiamenti nello stile di vita alimentare e salutare, riprendiamo (anche) a svolgere un po' di sana attività sportiva che sia di nostro gradimento e cogliamo l’opportunità, quando è possibile, di fare delle sane passeggiate all’aria aperta.

L’intolleranza alimentare, sindrome tipica dei nostri giorni, in cui predomina un’alimentazione sofisticata e poco naturale, si manifesta con l’assunzione di certi cibi, in particolare glutine, lieviti e latticini che sovraccaricano l’apparato gastrointestinale. Questa sindrome agisce in relazione alla quantità di alimenti ingeriti e non tollerati con un fenomeno di accumulo di “tossine” nell’organismo.

Diversamente da quanto accade nelle allergie, in cui l’effetto è immediato e viene scatenato anche da piccolissime quantità dell’alimento responsabile, l’effetto dell’intolleranza è lento, si accumula nel tempo e richiede quindi particolari metodiche di indagine.

Negli ultimi 40 anni alimentazione e agricoltura sono cambiate: da una parte un apporto maggiore di carboidrati raffinati, glutine, lieviti, di cibi alterati, dall’altra un uso indiscriminato di insetticidi, diserbanti e fitofarmaci nelle coltivazioni. Il frumento che mangiamo da circa 30 anni, per esempio, non è più quello a cui era abituato il nostro intestino duemila anni fa: ora si usa il grano Creso, frutto di combinazione genetica, un incrocio tra il grano europeo e il grano messicano, che possiede il 15% in più di glutine. Anche l’apporto di lieviti è aumentato rispetto al passato, non si usa più la pasta madre che favoriva una lievitazione naturale che anche se con lunghi tempi di lavorazione ci forniva gli enzimi utili per una buona digestione, sostituiti oggi purtroppo da lieviti più “spinti”.

Infine va considerato l’abuso di cibi confezionati, che racchiudono acidificanti, addensanti, amidi modificati, antiagglomeranti, aromi, conservanti, emulsionanti e stabilizzanti, mescolati a farina, uova e zucchero: tutti additivi che potrebbero causare delle reazioni avverse a carico dell’intestino in soggetti sensibili.

Additivi e aromi. A causa loro il nostro corpo è sempre più “drogato” e reattivo. Gli additivi utilizzati nelle merendine e nei prodotti da forno sono in genere mono e digliceridi degli acidi grassi, ricavati per lo più da oli di scarsa qualità o da scarti animali. Essi, infatti, non apportano nessun principio nutritivo, si usano per esaltare le caratteristiche di certi cibi e vengono riportati nelle etichette.

La dicitura “aroma”, invece, comprende sia aromi naturali, in cui la molecola responsabile del sapore viene estratta in laboratorio dall’ingrediente naturale o replicata per sintesi chimica (natural-identici), sia aromi artificiali, sempre creati in laboratorio ma con molecole non esistenti in natura. I rischi sono due: le possibili conseguenze sulla salute di molecole create in laboratorio, ossia molecole non biocompatibili, che il nostro organismo non riconosce idonee a sè (non-self) e il fatto che gli aromi danno l’illusione di gusto a cibi spesso privi di principi nutritivi sani e ricchi invece di grassi e zuccheri semplici.

Come seconda cosa da fare per difendere il nostro organismo dobbiamo provvedere a detossificare il nostro intestino e tutti gli altri organi emuntori: fegato, reni, polmoni, pelle che trarranno giovamento da ciò, in particolare il fegato che sarà maggiormente efficiente nel trattare i residui tossici.

Un salutare stile di vita e un’adeguata terapia nutrizionale mirata al singolo individuo, eviterà l’insorgenza di patologie legate all’obesità e alla glicemia alta che a lungo andare potrebbero portare ad uno stato di insulino-resistenza, sviluppando, naturalmente se trascurate, una forma di degenerazione del fegato che prende il nome di steatosi epatica non alcolica (NAFLD).

E’ sorprendente sapere come questa patologia si stia sempre più diffondendo fra i bambini e gli adolescenti a causa dell’obesità, dell’insulino-resistenza e della sindrome metabolica.

Col termine “sindrome metabolica” riassumiamo un insieme di fattori di rischio che aumentano la possibilità di sviluppare patologie cerebro-cardiovascolari e diabete quali: Indice di Massa Corporea superiore a 30; la presenza in eccesso di grasso addominale (grasso viscerale) concentrato all’altezza del girovita (più di 94 cm di circonferenza nell’uomo e di 80 cm nella donna); elevati livelli di colesterolo LDL e trigliceridi (più di 250 mg/dl) nel sangue, o bassi valori di colesterolo “buono” HDL (meno di 40 mg/dl nell’uomo e di 50 mg/dl nella donna); ipertensione arteriosa (valori superiori a 90/140), iperglicemia (superiore a 100 mg/dl a digiuno) o familiarità per il diabete; iperuricemia. La presenza di almeno 3 di questi fattori è un segnale d’allarme che deve indurre a correre ai ripari.

La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è causata da un accumulo di grasso in eccesso nel fegato. Può portare a fibrosi epatica, cirrosi e insufficienza epatica, aumentando nettamente il rischio di cancro al fegato.

Questa malattia rimane spesso sotto diagnosticata e come per molte altre malattie degenerative, l’infiammazione e lo stress ossidativo contribuiscono a generarla.

Grazie a nuove ricerche scientifiche molte sono le possibilità che ci vengono offerte per proteggere il fegato; adottando così opportuni rimedi, potenzieremo i processi protettivi naturali delle cellule del fegato e diminuiremo contemporaneamente una serie di mediatori dell’infiammazione (questi includono i NOS, fattore di necrosi tumorale alfa, interluchine-6 e 1 beta, cyclooxygenase 2 [COX-2], e fattore nucleare Kappa-beta [NF-kB]).

Nei paesi sviluppati la percentuale di adulti che soffre di NAFLD è tra 30 e 50%. Questo è un dato preoccupante, poiché un terzo dei pazienti con NAFLD progredirà a una condizione più grave nota come steatoepatite non alcolica o NASH. Questo tipo di danno epatico conduce direttamente il fegato alla fibrosi che distrugge la maggior parte delle funzioni naturali del fegato stesso.

Alla base della crescente diffusione di NAFLD (steatosi epatica non alcolica) vi è l’obesità, strettamente legata allo sviluppo del diabete di tipo II. Sono comunemente indicati come un unico problema (“diabesity”) e contribuiscono alla sindrome metabolica che accelera l’invecchiamento, favorendo patologie cardiovascolari precoci e neurodegenerative (ad esempio l’Alzheimer).

E’ impossibile non considerare l’importanza del fegato per la salute e la longevità. Il fegato, infatti, elabora i nutrienti necessari per sopravvivere e produrre energia dal cibo che assumiamo. Produce decine di enzimi e di altri fattori vitali per la coagulazione del sangue, per il sistema immunitario, è necessario al controllo metabolico della glicemia e dei livelli dei lipidi nel sangue. Funge da deposito dello zucchero che viene rilasciato quando necessario per sostenere il fabbisogno energetico. Disintossica il corpo dalla maggior parte delle tossine chimiche che ingeriamo, tra cui l’alcol e i farmaci. E’ deposito di minerali come ferro e rame e di alcune vitamine. E’ molto sensibile alle fluttuazioni di zucchero nel sangue e soprattutto agli effetti dell’obesità.

L’obesità, le intolleranze, le allergie alimentari e la sindrome metabolica sono responsabili di una crescente minaccia per la salute e la longevità.

Riprendiamo, allora, in mano la nostra vita, prestiamo più attenzione a come alimentiamo il nostro corpo e la nostra mente. Il nostro punto di svolta sarà, quindi, quello di adottare una dieta corretta, fondamentale per prevenire o correggere le alterazioni metaboliche, modificando anche lo stile di vita e rimettendo in movimento corpo e mente.

Con l’auspicio di poter aprire in voi una maggiore presa di coscienza, mi piacerebbe citare un pensiero del grande filosofo Ippocrate che, già nel 400 a.C., sosteneva questo:

“Mangiare senza giudizio quando si è sani significa costruire la propria malattia".