Il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato attacca duramente la gestione della Commissione Antimafia, accusando la maggioranza di centrodestra e il procuratore di Caltanissetta De Luca di averne snaturato il ruolo istituzionale.
«La maggioranza di centrodestra e il procuratore di Caltanissetta De Luca hanno stravolto il ruolo della Commissione Antimafia, trasformandola in un luogo in cui svolgere processi paralleli al di fuori delle aule di giustizia, senza il vaglio preventivo di alcun giudice e senza le garanzie minime di contraddittorio, in totale spregio della presunzione di innocenza», afferma Scarpinato.

Secondo il senatore, tale impostazione esporrebbe gli indagati a una rappresentazione pubblica come colpevoli e verrebbe utilizzata anche «per tentare di screditare magistrati mai indagati che affermano fatti non condivisi».
Scarpinato parla inoltre di «una carta bianca da parte di una politica che a convenienza sventola un garantismo di facciata, utile solo a coprire la propria corsa all’impunità, avallando narrazioni gradite alla maggioranza sulle causali delle stragi».
Nel mirino anche l’impostazione investigativa attribuita al procuratore De Luca, che – secondo il senatore – si discosterebbe dal metodo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
«Disapplicando il metodo Falcone-Borsellino, estrapolando la strage di via D’Amelio da quella di Capaci e da quelle successive ed elevando al rango di prove mere ipotesi e supposizioni, De Luca ha potuto sostenere che la strage di via D’Amelio fu causata dalle indagini su mafia-appalti», prosegue.
Una tesi che, sottolinea, sarebbe «in totale dissonanza dalle condanne definitive che indicano come regista della strage di via D’Amelio Giuseppe Graviano, il quale non si è mai occupato di appalti pubblici mentre molto si è occupato degli affari di Silvio Berlusconi».
Il senatore aggiunge che tale ricostruzione sarebbe stata ritenuta «assolutamente inadeguata» anche dal Gip di Caltanissetta, che avrebbe evidenziato «tutti i deficit investigativi della procura su altre piste, imponendo indagini suppletive su filoni ben più seri».
Infine, Scarpinato respinge ogni ipotesi di accordi con Natoli: «De Luca sa o dovrebbe sapere benissimo che non ho concordato proprio nulla con Natoli, che – come risulta inequivocabilmente dalle intercettazioni – ha sempre protestato con me la propria radicale innocenza».
«L’ho esortato a riferire alla Commissione Antimafia gli stessi fatti che aveva riferito a me, documentandoli rigorosamente», aggiunge, precisando che tra questi vi era anche «la sua presenza alla riunione in Procura del 14 luglio 1992, durante la quale si era parlato di un’archiviazione riguardante alcuni indagati».
«Fa riflettere che De Luca, quando mi ha sentito come persona informata sui fatti, non mi abbia per nulla contestato quanto affermato oggi in Commissione né mi abbia chiesto spiegazioni», conclude il senatore.
