CATANIA – Rafforzare la prevenzione, intensificare il presidio delle aree più esposte e mettere in campo ogni strumento possibile per contrastare l’innesco degli incendi. È questa la linea emersa dal vertice interistituzionale sull’emergenza incendi che si è svolto ieri mattina, 11 agosto, presso il Centro Operativo Regionale della Protezione Civile Siciliana di San Giovanni La Punta.

La riunione, convocata e presieduta dal prefetto di Catania Pietro Signoriello e dal direttore generale della Protezione Civile regionale Salvatore Cocina, ha riunito tutte le principali componenti istituzionali impegnate nella prevenzione e nel contrasto degli incendi rurali, boschivi e di interfaccia.
Al tavolo erano presenti, tra gli altri, il sindaco metropolitano Enrico Trantino, il questore di Catania Giuseppe Bellassai, i vertici del Corpo Forestale e dei Vigili del Fuoco, i rappresentanti di Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Stradale e Ferroviaria, delle Forze Armate, della Capitaneria di Porto e della Guardia Costiera. Presenti anche i sindaci della provincia, i rappresentanti dei Parchi dell’Etna e dei Nebrodi, oltre ai gestori delle principali infrastrutture di rete e agli enti proprietari delle strade.
Oltre 3.400 ettari interessati dagli incendi
A fornire il quadro più aggiornato dell’emergenza sono stati i Vigili del Fuoco, che hanno illustrato i dati relativi agli interventi effettuati dalla fine di giugno a oggi. Complessivamente, gli incendi hanno interessato 3.454 ettari, con il picco registrato tra il 13 e il 25 luglio.
Le aree maggiormente interessate si concentrano nel Calatino, in particolare nei territori di Caltagirone, Ramacca, Palagonia e Mineo. Un’altra zona particolarmente colpita è quella compresa tra Paternò, Mascalucia, Belpasso e Ragalna.
È Belpasso, in particolare, a registrare il dato più significativo in termini di superficie bruciata, con 682 ettari.
Nel solo territorio del Comune di Catania sono stati interessati complessivamente 363 ettari. Particolarmente complessa è risultata la gestione degli incendi che, partiti come roghi di sterpaglie, si sono successivamente trasformati in incendi di rifiuti: sono stati 115 gli interventi di questo tipo, 15 dei quali caratterizzati dalla presenza di sostanze pericolose, con conseguenti rischi aggiuntivi per gli operatori.
«Serve un cambio di strategia»
Al centro del confronto è stata posta soprattutto la necessità di intervenire prima che gli incendi divampino. «La riunione odierna – ha sottolineato il prefetto Signoriello – ha lo scopo di sensibilizzare tutte le componenti istituzionali presenti a mettere in campo ogni ulteriore azione sinergica per la prevenzione degli incendi boschivi».

L’obiettivo è aumentare la capacità di individuare tempestivamente i principi di incendio e, allo stesso tempo, creare nuovi sistemi di deterrenza nelle aree maggiormente esposte.
Su questo punto è stato particolarmente netto il direttore generale della Protezione Civile regionale Salvatore Cocina, secondo il quale è necessario un deciso cambio di strategia sul fronte della prevenzione primaria, considerando che la stragrande maggioranza degli incendi sarebbe riconducibile all’azione dell’uomo.
Cocina ha proposto, in particolare, di rafforzare il presidio del territorio nelle giornate caratterizzate da allerta rossa, ondate di calore e forte vento, coinvolgendo anche il volontariato di Protezione Civile non specificamente impegnato nell’antincendio boschivo.
«I Sindaci e i loro tecnici – ha spiegato Cocina – quali conoscitori del territorio devono individuare le aree a maggior rischio e da presidiare». L’ipotesi è quella di costruire un elenco dei siti più vulnerabili, così da concentrare in maniera più efficace pattugliamenti e attività di vigilanza.
Droni e satelliti per individuare i punti a rischio
Tra le possibilità emerse durante il vertice anche il ricorso alle nuove tecnologie. In particolare, saranno valutate le potenzialità offerte da droni e sistemi satellitari per il monitoraggio del territorio e l’individuazione tempestiva di situazioni anomale.
Prima di procedere, dovranno essere effettuati specifici approfondimenti sulla fattibilità e sul rispetto della normativa in materia di privacy. Il dirigente del Corpo Forestale regionale ha inoltre evidenziato come siano pochissimi gli incendi non riconducibili, direttamente o indirettamente, all’attività umana. Un elemento che rende ancora più importante il pattugliamento del territorio e la capacità di individuare tempestivamente i responsabili.
Non sono mancati, infatti, episodi concreti: nel corso dei propri interventi, i Vigili del Fuoco hanno individuato due presunti piromani, successivamente denunciati dai Carabinieri.
Le sanzioni e il nodo dell’individuazione dei responsabili
Sul tema è intervenuto anche il sindaco metropolitano Enrico Trantino, sottolineando come il quadro sanzionatorio sia stato ulteriormente rafforzato negli ultimi anni e possa rappresentare un efficace deterrente, a condizione che gli autori degli incendi vengano individuati. Per l’incendio boschivo doloso, l’articolo 423-bis del Codice penale prevede pene detentive fino a dieci anni, oltre alle eventuali aggravanti.
Importanti anche le conseguenze previste per le aree percorse dal fuoco. La normativa stabilisce, tra l’altro, vincoli sulla destinazione d’uso delle aree boscate e dei pascoli e limitazioni alla realizzazione di edifici e infrastrutture, mentre i Comuni sono tenuti a censire le superfici interessate dagli incendi e a istituire il catasto delle aree percorse dal fuoco.
Più controlli nelle aree più esposte
Il vertice ha inoltre evidenziato il ruolo delle Forze di Polizia nelle attività di prevenzione degli incendi dolosi. Già dall’inizio dell’estate, sulla base delle direttive nazionali e delle disposizioni della Prefettura, la Questura ha predisposto un piano coordinato di controllo del territorio con la partecipazione di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, con particolare attenzione alle zone considerate maggiormente a rischio.
Il questore Giuseppe Bellassai ha confermato la disponibilità a intensificare ulteriormente i controlli nelle aree in cui le serie storiche degli incendi e le risorse a disposizione dei Comuni evidenziano maggiori criticità.
È prevista già per giovedì 13 agosto una nuova riunione di coordinamento operativo in Questura, alla quale parteciperanno le diverse componenti impegnate sul territorio.
I Comuni chiamati a segnalare le criticità
In conclusione, il prefetto Signoriello ha rivolto un appello ai sindaci dei territori maggiormente esposti, con particolare riferimento al Calatino e alla cintura dell’Etna, affinché segnalino tempestivamente alla Regione le situazioni di criticità che non possono essere fronteggiate con le sole risorse comunali.

Le segnalazioni saranno quindi utilizzate per individuare le priorità e definire le conseguenti risposte operative, anche attraverso il tavolo tecnico di coordinamento promosso dalla Questura.
Dal vertice di San Giovanni La Punta emerge dunque una strategia basata su un principio chiaro: non limitarsi a intervenire quando l’incendio è già divampato, ma aumentare la presenza sul territorio e agire prima che il rogo possa svilupparsi. Un approccio che, nelle intenzioni dei promotori, potrebbe diventare un modello operativo da estendere anche al resto della Sicilia.
