Presentazione del volume su Sergio Ramelli: “Una storia che fa ancora paura”

CATANIA – Si è tenuto presso il Palazzo della Cultura di Catania, l’incontro di presentazione del volume dedicato a Sergio Ramelli, intitolato “Una storia che fa ancora paura”, scritto da Guido Giraudo ed edito da Idrovolante. L’evento, che ha registrato una significativa partecipazione di pubblico, ha offerto l’occasione per ricordare il giovane militante del Fronte della Gioventù, barbaramente ucciso a Milano il 29 aprile 1975, all’età di 18 anni, da un commando di estrema sinistra.

Dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Catania Enrico Trantino, del commissario regionale di Fratelli d’Italia, l’onorevole Luca Sbardella, si sono succeduti gli interventi di esponenti politici e rappresentanti di Azione Studentesca tra cui Roberto Argenti, Andrea Giulla, Dario Monsone, Antonio Toscano. A moderare la serata è stato Giuseppe Calcagno, Coordinatore di Azione Studentesca Catania.

L’incontro si è concentrato in particolare sull’impegno dell’autore Guido Giraudo, che con il suo volume ha ricostruito con rigore storico la vicenda umana e politica di Ramelli, sottolineando l’importanza di mantenere viva la memoria di una delle pagine più oscure della violenza politica italiana. Giraudo ha ripercorso i momenti salienti dell’aggressione – avvenuta sotto l’abitazione di Ramelli, colpito alla testa con una chiave inglese – e il successivo calvario ospedaliero del ragazzo, morto dopo 47 giorni di agonia.

Un momento centrale è stato l’intervento del Senatore Salvo Pogliese (FdI), il quale ha sottolineato l’attualità del messaggio che viene dalla storia di Sergio Ramelli: “Purtroppo ancora oggi nel nome di Ramelli emergono divisioni e contrapposizioni inaccettabili. È il caso della intitolazione di una scuola a Nardo’ che voleva ricordare, per volontà dell’amministrazione comunale, il giovane militante e studente Sergio. Una intitolazione che ha generato polemiche pelose da una certa parte politica. Ancora oggi l’odio politico è presente nella nostra Europa e anche il 2026 ha avuto un martire delle idee: parlo del francese Quentin Deranque ucciso per le sue idee dagli estremisti di sinistra”.

In un accorato passaggio Fabio Fatuzzo, già Dirigente Nazionale del FdG, ha dichiarato: “L’assassinio di Sergio Ramelli fu uno degli episodi più brutali, crudeli e perversi avvenuti negli anni ’70 e operati dall’estremismo rosso. Occorre sottolineare la crudeltà del commando che uccise Ramelli, ma altrettanto crudeli furono le omissioni che vennero operate: tutti sapevano chi fossero i mandanti e gli esecutori ma nessuno intervenne. Venne massacrato un ragazzo considerato un avversario politico e nella assoluta certezza dell’impunità. Solo dopo tanto, troppo tempo si aprì uno squarcio di verità con una confessione scritta sui colpevoli e complici dell’episodio.”

Angelo Sicali, già segretario regionale del Fronte della Gioventù, ha espresso la necessità di “trovare sulla figura di Sergio Ramelli una pacificazione nazionale necessaria per mettere alle spalle anni di violenze, di odio politico e sangue. Questa giovane vita spezzata barbaramente deve essere un monito per chiunque voglia fare politica”.

Il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti ha ritenuto doverso ricordare Ramelli come “figlio d’Italia” e non come una “vittima di parte”: “Commemorare un ragazzo ucciso a 18 anni non deve essere considerato una provocazione. Ramelli fu la vittima di un antifascismo violento e militante di quegli anni che portò a stagioni di violenze e sopraffazioni. Il messaggio che ci lascia Sergio Ramelli è quello di non cedere all’odio e alla violenza”.

A concludere i lavori è stato il Presidente Nazionale di Azione Studentesca, Riccardo Ponzio. “Abbiamo voluto fortemente questo momento di memoria e riflessione – spiegano i dirigenti di Azione Studentesca – affinché la storia di Sergio Ramelli venga conosciuta e serva da modello per un dibattito politico sano, rispettoso e che sappia individuare i tanti cattivi maestri che soffiano sul fuoco della violenza”.