CATANIA – «Non metto la testa sotto la sabbia – o sotto la cenere, per restare in tema – e penso quindi sia doveroso dire qualcosa su quello che sta accadendo in questi giorni. Chi ricopre ruoli di responsabilità, seppur non di Governo, ha il dovere di esprimere le proprie opinioni e proporre soluzioni. Proverò a farlo in modo sintetico». A parlare è Salvo Tomarchio, deputato regionale di Forza Italia che interviene sull’emergenza legata all’attività dell’Etna, alle conseguenze sul traffico aereo e sulle infrastrutture siciliane.

ETNA E CENERE
«La durata e l’intensità di una fase eruttiva non sono prevedibili. Si vive alla giornata, di ora in ora. Non lo dico io, ma Stefano Branca, direttore del Dipartimento Vulcani dell’INGV, che lo ha ribadito in queste ore. Viviamo ai piedi del vulcano attivo più alto d’Europa: ne siamo innamorati, stupiti e meravigliati, ma è evidente che la sua attività comporti anche conseguenze negative».
SAC
«Lo dico senza mezzi termini: chi ha un minimo di conoscenza della storia può pensare tutto, tranne che io abbia interesse a difendere la governance dell’aeroporto di Catania. Ma proprio per questo credo sia necessaria onestà intellettuale. L’ente gestore non decide autonomamente la chiusura dello scalo: quando le condizioni lo impongono, sono ENAC ed ENAV, per le rispettive competenze, a disporre le limitazioni necessarie alla sicurezza della navigazione aerea. Non mi risulta, inoltre, che il problema sia riconducibile alla capacità di SAC di intervenire sulla cenere depositata: il punto è che, quando la cenere vulcanica è presente nell’aria, gli aerei non possono volare. È una questione di sicurezza, che viene prima di ogni viaggio o appuntamento di lavoro. Non è opinabile: è così. E le informazioni frammentate? E i voli da riproteggere? E i trasporti con i bus da organizzare? Sono attività che coinvolgono principalmente le compagnie aeree e gli altri soggetti competenti, non l’ente gestore dello scalo. Eppure SAC, così come la Regione e la Protezione Civile, è intervenuta anche oltre le proprie competenze ordinarie, per dare una mano e fronteggiare l’emergenza. Quando devi garantire centinaia di voli e circa 40mila persone al giorno, è evidente che non ci siano piste alternative in Sicilia e bus sufficienti a compensare immediatamente un evento di questa portata. In presenza di cenere vulcanica, gli aerei non possono semplicemente atterrare altrove senza che siano garantite condizioni di sicurezza, e i bus necessari a sostituire un numero enorme di collegamenti non si possono reperire dall’oggi al domani. È per questo che considero profondamente ingenerose e, a mio avviso, strumentali alcune polemiche politiche di questi giorni. Anche con il miglior manager del mondo alla guida di SAC, di fronte a un fenomeno naturale di questa portata, non sarebbe stato possibile fare tutto ciò che qualcuno oggi pretende».
INFRASTRUTTURE E TURISMO
«Potenziamo l’aeroporto di Comiso? Facciamo un nuovo aeroporto? È una discussione che può avere senso in una prospettiva di sviluppo infrastrutturale, ma non può essere presentata come la soluzione a un’emergenza vulcanica di questo tipo. Con il vento, la cenere potrebbe arrivare ovunque. Spenderemmo miliardi per avere cattedrali nel deserto, con lo stesso effetto. Questo non significa, però, che non si debbano potenziare le infrastrutture aeroportuali siciliane. Il Governo regionale ha già stanziato negli scorsi anni 50 milioni di euro per potenziare Comiso: 30 milioni per ampliare piste e parcheggi e 20 milioni per sviluppare le aree cargo. Il mercato agricolo e florovivaistico trasporta ancora su gomma e via mare: con questo potenziamento potrà viaggiare anche in aereo, contribuendo allo sviluppo economico di tutto quel territorio».
SOLUZIONI
«Leggo di appelli generici al potenziamento delle infrastrutture e di fantomatici protocolli da applicare, ma troppo spesso senza indicare con chiarezza quali siano le soluzioni concrete. Tutto appare più fumoso della cenere stessa. La mia personale opinione è che queste emergenze mettano semplicemente a nudo il reale problema delle infrastrutture in Sicilia: una rete ancora gravemente insufficiente. Autostrade, treni e strade necessitano di interventi importanti e non più rinviabili. Una proposta concreta la faccio: abbiamo circa un miliardo di euro fermo per il Ponte sullo Stretto. Un’opera che tutti vogliamo e auspichiamo, ma che ancora oggi riceve continui rilievi tecnici e per la quale non è possibile sapere con certezza se e quando partiranno i lavori. Il Ponte va fatto, e dovremo continuare a reclamare queste risorse per il Sud. Ma, nel frattempo, perché non utilizzare quel miliardo fermo per investire immediatamente sull’avvio di lavori in tutta la Sicilia? Potenziamo gli aeroporti, le strade, le autostrade e le ferrovie. Facciamo partire interventi concreti che possano rendere la nostra regione più moderna, competitiva e soprattutto più resiliente di fronte alle emergenze. Non servono polemiche né sciacallaggio politico. Servono onestà intellettuale, responsabilità e soluzioni concrete».
