Emergenza Etna, Marco Forzese: «Il rischio è l’abbandono della Sicilia come meta turistica»

CATANIA – «Catania e la Sicilia orientale non possono continuare ad affrontare ogni emergenza legata all’Etna come se fosse un evento inatteso. La cenere vulcanica è un fenomeno naturale, imprevedibile per intensità e durata, ma non può più esserlo nelle sue conseguenze economiche e organizzative». A lanciare l’allarme è Marco Forzese, vice segretario regionale di Sud chiama Nord, intervenuto sulle nuove criticità operative che stanno interessando l’aeroporto di Catania Fontanarossa e, più in generale, l’intero sistema turistico ed economico della Sicilia orientale. «Siamo di fronte a un vero e proprio limbo vulcanico – afferma Forzese – nel quale imprese, lavoratori, operatori turistici, passeggeri e famiglie restano sospesi nell’incertezza».

Secondo Forzese, il problema non riguarda soltanto i voli cancellati o dirottati. Le conseguenze si ripercuotono sull’intera filiera turistica. «Dietro ogni arrivo che non avviene – sottolinea – ci sono camere d’albergo che restano vuote a Catania, Taormina, Siracusa o Ragusa, un ristorante che lavora meno, un’escursione annullata, un autonoleggio che non effettua servizi, un taxi che non fa corse».

E a pagare il prezzo dell’incertezza sono soprattutto le imprese, che rischiano di chiudere la giornata con incassi pari a zero continuando, però, a sostenere costi, stipendi, contributi, affitti e scadenze. Ma c’è anche un’altra questione che, secondo il rappresentante di Sud chiama Nord, non può essere sottovalutata: la reputazione turistica della Sicilia orientale. «Se non troviamo un vero coordinamento nella gestione dell’emergenza – evidenzia Forzese – sono già tanti i turisti che stanno valutando se tornare a scegliere la Sicilia orientale come meta. A parità di isola, sceglierebbero la Sardegna».

Nei giorni scorsi, infatti, diversi turisti avrebbero manifestato dubbi sulla scelta di Catania come destinazione. Per Forzese, è quindi necessario andare oltre la gestione dell’emergenza dagli uffici e ascoltare direttamente chi sta vivendo le difficoltà sul campo. «Non basta coordinare dagli uffici. Per capire cosa sta realmente accadendo serve ascoltare chi è coinvolto in prima persona nelle vicende degli ultimi giorni», afferma.

Il tema, dunque, non può essere affrontato attraverso una successione di interventi straordinari attivati soltanto dopo che il danno si è già prodotto. La proposta è quella di istituire una cabina di regia regionale permanente, capace di mettere in rete Regione, aeroporti, Protezione Civile, compagnie aeree e operatori turistici. «Il turismo è una filiera vitale per la Sicilia. Serve una cabina di regia permanente tra Regione, aeroporti, Protezione Civile, vettori e operatori turistici. L’emergenza deve trovare un piano già pronto, non una soluzione inventata ogni volta».

Per Forzese, soltanto attraverso una programmazione stabile e condivisa sarà possibile ridurre l’impatto delle emergenze vulcaniche e tutelare non solo la mobilità dei passeggeri, ma anche l’economia, il lavoro e l’immagine turistica della Sicilia orientale.