Disabilità, è tempo di inclusione. Il grande lavoro dei centri di riabilitazione

SAN GIOVANNI LA PUNTA – Nell’antichità i disabili erano definiti o in base al tipo di minorazione, con concetti a volte spregiativi (storpi, pazzi), o secondo criteri più generici (poveri, malati, bisognosi). Il concetto di persona con disabilità nelle varie epoche è comunque cambiato più volte.

NELL’ETA’ GRECO-ROMANA
Iniziamo dall’età greco-romana quando l’importanza di un corpo perfetto aveva un ruolo centrale nella definizione dell’identità di un individuo. Di conseguenza, una persona le cui caratteristiche fisiche non rispecchiavano i canoni prestabiliti era considerata inferiore. Con il diffondersi della dottrina del cristianesimo la disabilità continua ad essere considerata come una punizione. Il bambino con disabilità era figlio del peccato, il frutto di una sessualità sbagliata. Il passo da qui alla diffusione di quel sentimento di compassione verso le persone con disabilità è breve. Dalla pietà si passa poi alla medicalizzazione: l’obiettivo è escludere le persone con disabilità dalla società. Vengono così aperti numerosi ospedali e manicomi.

UNA QUESTIONE SOCIALE
Quello che accade dopo la rivoluzione industriale è cruciale: la disabilità diventa una questione sociale. Si diffonde la narrazione secondo la quale solo chi partecipa alla produttività della società è considerato “normale” e meritevole di farne parte. Questo ideale di perfezione trova la sua massima manifestazione in uno dei periodi più bui della storia moderna: il nazismo. Negli ultimi anni molti studiosi appartenenti a differenti aree del sapere quali la sociologia, la psicologia, la filosofia, la medicina hanno cominciato a spostare l’attenzione dal “difetto” focalizzando invece l’attenzione sulle abilità, e su tutto ciò che rende tali persone “speciali”.

LE INIZIATIVE
Molto è stato fatto, ma ancora tanto dovrà essere fatto per combattere il male antico del pregiudizio. In soccorso arriva la “Giornata internazionale delle persone con disabilità”, indetta nel 1992 dalle Nazioni Unite per il 3 dicembre che quest’anno si pone l’obiettivo di agevolare iniziative in favore dei disabili in linea con l’attuazione dell’Agenda 2030 e degli altri accordi internazionali, tra i quali la Nuova Agenda Urbana che mira a un rafforzamento dei servizi sanitari nazionali e al miglioramento di tutte quelle strutture che possano permettere un effettivo accesso ai servizi e accelerare il processo di riabilitazione.

LO SPORT
Da questo punto di vista lo sport ha tagliato per primo il traguardo. Molti giovani diversamente abili testimoniano come lo sport abbia il potere di abbattere tutte le barriere. Come la schermatrice Loredana Trigilia, Arturo Mariani, giocatore nella nazionale calcio amputati, Matteo Cavagnini capitano della Nazionale di basket in carrozzina… Come il campione paralimpico Raimondo Alecci, nato e cresciuto a Valverde in provincia di Catania.

Il suo amore per lo sport, lo ha fatto approdare al Tennistavolo Paralimpico già da giovanissimo, nonostante la sua malformazione congenita (una malattia simile alla Spina Bifida). “Mi sono domandato spesso perché sia capitato proprio a me – dice -. Poi, però, ripenso a tutto quello che ho conquistato…  Non lo so se senza disabilità sarebbe accaduto lo stesso”. Se lo sport serve a motivare, il cinema diventa veicolo per sensibilizzare. Efficace il messaggio lanciato ad esempio da “Risvegli”, con uno straordinario Robert De Niro e un indimenticato Robin Williams. Il film di Penny Marshall (1990) racconta la storia di un medico che sfrutta le inaspettate doti di un farmaco per curare la malattia del sonno di alcuni suoi pazienti. I risultati sono sorprendenti. In breve tempo, tutti si svegliano da un sonno durato trent’anni ma le iniziali aspettative vengono disattese… Il film offre un quadro umano e psicologico delle persone con disabilità.

IL MONDO DELLA MODA
La realtà in cui vivono le persone con handicap sta iniziando a conquistare anche una certa visibilità nel mondo della moda. Per le persone con handicap, godere di visibilità in questo settore significa dimostrare di farne parte, stabilire dei precedenti per l’integrazione e svelare l’arcano riguardante il modo in cui i capi si adattano ai loro corpi.  

Ma la disabilità non risparmia nessuno: poveri o ricchi, sconosciuti o famosi che siano. E il più famoso tra i personaggi storici legati a una condizione di disabilità è stato il presidente americano Franklin Delano Roosevelt. Contrasse una malattia, identificata dai medici con una forma grave di poliomielite, che finì per causargli una paralisi quasi completa agli arti inferiori.

UN POPOLO DI PROFESSIONISTI
Per quanto riguarda invece alcune forme di disabilità psichica, pare che ne soffrissero numerosissimi personaggi storici di primo rilievo come Newton, Darwin, Einstein… Scavando poi nel passato, potremmo trovare molti altri nomi di grandi artisti e scienziati che sono stati disabili fisici o psichici. Pensiamo a Beethoven, che scrisse i suoi pezzi migliori quand’era già sordo, a Van Gogh, accompagnato per tutta la vita da una fragilità mentale riconosciuta. Ma c’è un popolo di professionisti dietro i diversamente abili che si prende cura di loro: il fisiatra, il fisioterapista, il terapista occupazionale, il logopedista, lo psicologo, l’infermiere della riabilitazione, il foniatra, l’assistente sociale…

VILLA SANDRA
“Quando una persona deve fare i conti con un’improvvisa disabilità, la riabilitazione può aiutarlo a guardare con più fiducia alla nuova vita che lo aspetta”. È un messaggio costruttivo e di speranza quello che arriva dal Centro di riabilitazione “Villa Sandra” di San Giovanni la Punta, presieduto da Michelangelo La Rosa, in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità.

“Il principio cardine quando ci prendiamo cura di una persona con disabilità non pienamente recuperabile, è capire che questa persona dovrà affrontare cambiamenti oggettivi nella sua vita – spiega la direttrice sanitaria Caterina Sergi -. Per questo il nostro compito è sicuramente quello di aiutare il paziente a recuperare alcune abilità attraverso gli esercizi in palestra e le terapie. E in quest’ambito il nostro direttore amministrativo, Enrico La Rosa, è sempre pronto ad accogliere e realizzare proposte quanto più innovative provengano dal mondo scientifico di riferimento, come la robotica, al servizio della riabilitazione – conclude Caterina Sergi -. Ma la vera sfida è aiutare il paziente a fargli sperimentare una quotidianità nella quale per lui è ancora possibile fare tante cose che faceva prima, o anche diverse, a patto di sviluppare strategie adeguate”.

CARMELO DI MAURO

Lascia un commento